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La Moglie del Navigante
Il Signore era intento a creare un esemplare
di moglie del navigante. Erano sei giorni che faceva straordinari
attorno a quest’opera quando un angelo gli si avvicinò
e gli disse <<Signore, mi sembri in difficoltà con
questo lavoro. Cosa c’è che non va?>>.
Il Signore rispose: <<Hai visto l’ordinazione? Non si
tratta di fare una moglie qualsiasi. E’ stata richiesta una
moglie di navigante; qualcosa di veramente eccezionale. Essa deve
essere del tutto indipendente, saper fare da madre e da padre nello
stesso tempo, destreggiarsi in ogni emergenza senza l’aiuto
di un manuale, affrontare senza scomporsi una gravidanza come un’influenza;
deve avere sei paia di braccia>>.
<<Sei paia di braccia? Impossibile>> disse l’angelo
scuotendo il capo.
<<Non preoccuparti – continuò il Signore –
farò altre mogli di marittimi che saranno di aiuto e di incoraggiamento;
le darò un cuore grande senza eguali, capace di inorgoglirsi
dei successi del marito, di dire “comprendo” anche quando
no riesce a farlo e “ti voglio bene” anche nelle situazioni
più disarmanti; un cuore forte, per reggere al dolore del
distacco e della separazione e per resistere alla stanchezza ed
al superlavoro>>.
L’angelo girò attorno all’esemplare di moglie
del marittimo, la guardò da vicino e disse: <<E’
bella ma troppo fragile>>.
<<Può sembrare fragile – replicò il Signore
– ma in realtà è forte come un leone ed ha una
resistenza incredibile>>.
L’angelo si chinò sulla donna e notò qualcosa
sulle sue guance:
<<Qualcosa non va in questo modello; sul volto c’è
un’incrinatura>>.
Il Signore si mostrò risentito per la poca fiducia da parte
dell’angelo.
<<Ciò che tu vedi non è un’incrinatura:
sono lacrime>>.
<<Lacrime? E per quale motivo?>> chiese l’angelo.
<<Sono lacrime – rispose il Signore – di gioia,
tristezza, dolore, delusione, solitudine, orgoglio e dedizione ai
valori in cui lei e il marito credono>>.
<<Sei un genio, Signore!>> esclamò l’angelo.
Il Signore lo guardò imbarazzato e soggiunse: <<Ma
non le ho messe io quelle lacrime>>.
L’attività marinara nel Borgo di Gaeta nel sec. XIX di Saverio Giannattasio
Nel 1800 esistevano due Flotte Armatori Fratelli
Matarazzo - Armatori Fratelli Leboffe che avevano bastimenti, alcuni
impiegati nei viaggi oceanici ed altri nei viaggi nel Mediterraneo
Tutti i bastimenti delle due flotte sono stati costruiti nei Cantieri
Navali del Borgo di Gaeta dai proprietari P. Gallinaro e F. Contreras.
Il bastimento più grande costruito a Gaeta nel Cantiere Gallinaro
è stata la Nave “Maria e Teresa” degli Armatori
Fratelli Filippo Giuseppe N. 1827 e Giacinto MATARAZZO N. 1832 -
anno di costruzione 1878/79 - Tonnellaggio 980.26 - Lunghezza metri
56.60 - Larghezza 10.40 e Puntale 6.,97, comandata dal Capitano
Matarazzo, adibita a viaggi oceanici, classificata 1.00L che significa
"LUNGO CORSO TUTTI I MARI"
e registrata nel Registro Italiano - Ultima visita del Registro
Navale New York 6/1887.
Il bastimento più grande della flotta Fratelli Leboffe Gasare
Salvatore N. 1823, Salvatore Vincenzo N. 1824, Gaetano Francesco
N.1827 e Angelo N.. 1832, era il Brigantino a Palo “Rosa Madre”,
anno di costruzione 1874/76 Tonnellaggio 911.34 - Lunghezza metri
51.75 - Larghezza 10.40 e giuntale 7.18 e comandata dal Capitano
G.F. Leboffe, adibita a viaggi oceanici, classificata 1.OO AT che
significa "LIMITATA A NAVIGARE SENZA OLTREPASSARE I CAPI HORN
E DI BUONA SPERANZA"- Ultima visita del Registro Navale NSW
York 11/1888.
L'esistenza delle due flotte e di altri Armatori gaetani dimostra
la fiorente attività dei nostri Cantieri Navali nell'epoca
e che gli attuali: Cantieri devono continuare ad esistere per raggiungere
importanti risultati economici e culturali della Città.
La vita marinara del Borgo di Gaeta esistente da più di un
secolo e mezzo é stata convalidata e legalizzata, nel 1854,
con Decreto di Ferdinando II di Borbone istituendo la Scuola Nautica
che, dopo alcune vicende, nel 1874 fu elevata ad Istituto Nautico
per Aspiranti Capitano di Lungo Corso e Macchinista Navale. Nei
prossimi numeri, verranno elencati i nomi di altri bastimenti costrui
ti dai Cantieri Navali di Gaeta.
Sicurezza sulle navi e nei porti
di Paolo Angeletti
La rotta marittima ha per principio, fine e
toccate intermedie i "porti", tradizionalmente intesi
come specchi acquei delimitati e sicuri da venti e correnti, classificati
semplicemente per lungo tempo in "commerciali." e di "velocità",
nei quali la nave sostava per commercializzare il prodotto trasportato,
servendosi dell'indispensabile efficienza atta a svolgere operazioni
di carico, scarico, magazzinaggio e spedizioni di merci e traffico
passeggeri.
Per un lungo periodo l'attività in porto si è svolta
con lavoro verticale (Lo - Lo / Lift on - Lift off), su navi in
prevalenza tradizionali che, con l'apporto dell' ingegno della portualità,
riuscivano ad essere utilizzate per il trasporto di qualsiasi tipo
di merce.
Il lavoro orizzontale (Ro - Ro / Roll on - Roll off), inizialmente
limitato al traffico cabotiero, ha cominciato a farsi strada anche
nei traffici dell'armamento di altura.
Per tutto questo periodo si è pensato al porto come ad un
sistema di mezzi ed uomini che interagivano in un unico ambiente,
ben racchiuso e delimitato dalla cinta portuale, servendosi dei
varchi e delle banchine per gli accessi e le uscite di cose e persone;
un ambito che non si è mai sufficientemente e completamente
integrato al territorio e paradossalmente nemmeno alla nave.
Sotto la spinta sempre più pressante dello sviluppo industriale
l'evoluzione nella specializzazione del trasporto marittimo in termini
strutturali e attrezzistici dell'armamento, associata al rapido
sviluppo tecnologico, finalizzata ad una scelta di un'economia di
scala ottenuta con l'aumento della capacità di stiva e l'accelerazione
delle operazioni commerciali per ridurre i tempi di sosta negli
scali, ha obbligato il porto ad adeguarsi strutturalmente, infrastrutturalmente
e organizzativamente.
Si è reso necessario ricorrere a leggi e regolamenti di riforma
che hanno, da una parte obbligato e dall'altro permesso al cambio
di affrontare l'importante assetto della logistica in termini di
sviluppo di un insieme di settori collegati e ben integrati tra
loro, che fino a quel momento avevano svolto le proprie funzioni
divisi, penalizzando i risultati di produttività.
Negli ultimi anni i rapidi processi di privatizzazione, specializzazione
ed internazionalizzazione dei porti, sollecitati dalle spinte di
ammodernamento ed adeguamento alle varie tipologie dei traffici,
hanno messo sempre più in evidenza l'importanza delle strategie
competitive; la stessa catena logica operativa, per raggiungere
efficienza e funzionalità ha voluto creare il ruolo dell'interlocutore
unico identificato nel “terminai operator”, orientandosi
verso continui programmi di ristrutturazione e riorganizzazione
che stentano, per la rapidità evolutiva di tutto il comparto,
a trovare subito quei necessari e giusti collegamenti tra i settori
operativi, logistici e tecnici, dalla cui coesione scaturiscano
i risultati di buona resa, della qualità e sicurezza dei
servizi.
Oltre al ciglio banchina troviamo la nave che in porto, è
bene precisare, conserva la propria condizione organizzativa, governata
da leggi di bandiera, internazionali e comunitarie, e opera nel
rispetto dei quadri normativi e delle regole dello stato di approdo.
La stessa sicurezza del bordo è definita "sicurezza
marittima" le cui regole valgono in mare, durante la permanenza
in porto e perdurano finchè è in "armamento".
La nave, con le sue committenze attiva le operazioni portuali, prima
limitate al "gancio" e oggi, specie dopo la containerizzazione,
estese fino alla destinazione finale della merce, sollecitando l'integrazione
al territorio. Il porto commerciale, oggi, per proporsi in maniera
competitiva all'acquisizione dei traffici sempre più specializzati,
deve dotarsi di quella naturale flessibilità che gli consente
di diversificarsi per adeguarsi alla specificità del trasporto.
La stessa sorte è toccata al porto di velocità che,
perdendo la nave adibita al trasporto passeggeri di linea, ha dovuto
adattarsi e successivamente adeguarsi al servizio croceristico e
potenziare ed organizzare soprattutto il traffico Ro - Ro, predisponendosi
ad affrontare, nell'evoluzione organizzativa, soprattutto le rotte
marittime cabotiere dello Short - Sea -Shipping, in pieno allestimento.
Traffici questi ultimi ritenuti indispensabili dalla maggioranza
degli stati del bacino del mediterraneo, che finalmente permetteranno
di usufruire in maniera sempre più consistente delle "autostrade
del mare", per alleggerire i traffici terrestri; è un'impegno
di tutti i paesi che dispongono di sbocchi marittimi, per alleggerire
e diversificare quanto più è possibile l'insostenibile
situazione del trasporto delle merci su strada, promuovendo quello
marittimo e/o su rotaie.
La nave di qualsiasi bandiera e sotto qualsiasi registro ha diritto
all'approdo e ad usufruire dei servizi che il porto gli offre nel
rispetto delle rispettive leggi ed è in questa integrazione
terra/bordo che il rapporto diventa atipico se non complesso; un'
attività che comprende operazioni svolte dalle imprese portuali
su un " extraterritorio" chiamato per 1' appunto "nave"
Le differenti correnti di traffico, le innumerevoli
specializzazioni e le differenti condizioni socio politiche che
si riflettono sui bordi, sotto diverse bandiere, non consentono
di operare in condizioni e luoghi di lavoro standard e non è
una novità che la maggior parte dell'infortunistica si verifica
per l'appunto a bordo.
Dopo aver evidenziato la rapida trasformazione del mondo della portualità
e dell'armamento, cerchiamo di seguire quali sono stati i processi
evolutivi della "sicurezza portuale" e della "sicurezza
marittima" e gli annessi livelli di adeguamento delle misure
preventive e protettive da adottare.
La sicurezza del lavoro in porto è rimasta per lungo tempo
affidata alla i, tradizione ed all'esperienza del maneggio delle
merci varie, e l'infortunio giustificato dall'accidentalità
e dalla fatalità.
Fino a qualche tempo fa non esistevano specifiche procedure antinfortunistiche
legate a particolari condizioni di lavoro nel senso più ampio
dell'ambito portuale, e poca attenzione veniva rivolta alle condizioni
igienico ambientale, spesso esageratamente carenti, di cui ancora
oggi ne registriamo le tragiche conseguenze.
Con le riforme entrano in porto anche nuove regole generali sulla
sicurezza ed igiene del lavoro e l'accertata complessità
delle attività che vi si svolgono richiede un immediato ricorso
a decretare norme di adeguamento valide per il porto, per la nave
e per la loro attività integrata.
Malgrado l'orientamento di produrre un regolamento marittimo - portuale,
ci siamo ancora trovati di fronte a due diverse "sicurezze"
delle quali vale la pena analizzarne i percorsi.
Superata l'ingessatura tradizionale, le nuove norme nazionali e
di riforma e di "sicurezza portuale" hanno indotto le
imprese a ristrutturarsi, affrontando con metodo una revisione organica
di tutti i ruoli e funzioni riguardanti le direzioni, l'amministrazione,
il marketing, la gestione del personale, del parco mezzi ed attrezzi,
la produzione con I' erogazione dei servizi, curandone particolarmente
logistica e qualità, elementi nuovi ed essenziali per una
giusta integrazione dell'organizzazione nave in porto. Una ristrutturazione
che non poteva prescindere da un'adeguata professionalizzazione
di tutti gli addetti, attraverso processi formativi/informativi.
Necessitava assumere quelle nuove caratteristiche organizzative
idonee alle diverse tipologie di traffico, con programmi rispondenti
alle reali esigenze di settore, per assicurare ad ogni azienda quella
dinamicità, flessibilità e predisposizione per affrontare
i continui obblighi di aggiornamento e adeguamento al rapido incremento
tecnologico, stando nelle regole della sicurezza ed igiene del lavoro.
Diversa è la storia della "sicurezza marittima"
che inizia facendo riferimento ai registri navali che da sempre
si occupano della classificazione delle navi, ne seguono la costruzione
e la vita nel loro esercizio e, complessivamente, ali `LM.O. (International
Maritime Organization) che predispone progetti di convenzioni internazionali.
Attraverso I' analisi di disastri ecologici ambientali e I' interminabile
lista di infortuni gravi sul lavoro a partire dall'affondamento
del "Titanic" e "dell'Andrea Doria", alla tragedia
della "Torrey Canion", del " Moby Prince" e
della " Haven" e della "Four lakes" tanto per
citarne alcuni, nonostante il lavoro di aggiornamento continuo e
qualificato garantito dall 'IMCO, si è reso necessario addivenire
con la LC (Legai Committee) e la M.S.C. (Maritime Safety Committee)
alla stipula dell'aggiornamento della convenzione SOLAS del 60'
da parte di 61 nazioni, affinchè venissero incluse e si rendessero
coercitive quelle indicazioni che erano state dettate: ovvero la
SOLAS 74, resa esecutiva in Italia con la legge n° 313 del 1980.
Dallo stesso organismo I.M.O. e dalle altre organizzazioni internazionali,
sempre conseguenti a sinistri marittimi, è stato stipulato
un certo numero di convenzioni del tipo MARPOL, Convenzioni internazionali
delle linee di massimo carico, la prevenzione internazionale per
prevenire gli abbordi in mare, quelli sugli standard di addestramento
del personale di bordo (STCW) e fino alla convenzione specifica
con la marina mercantile, per arrivare alla S.M.S. (Ship Management
Sistem) riferito ad una struttura organizzativa di gestione della
nave, messa in atto alI' armamento con assegnazione di compiti e
responsabilità finalizzate alla sicurezza ed alla prevenzione;
e non ultimo al P.A.C. (Port Approach Control), ordinamenti nazionali
in via di coordinamento che accompagnano la nave fino alI' entrata
del porto.
Le due storie della "sicurezza marittima" e della "sicurezza
portuale" confermano la costante della loro evoluzione in materia
di misure preventive e protettive, purtroppo sempre legate all'analisi
postuma degli accadimenti infortunistici e dei sinistri marittimi
occorsi; ci troviamo di fronte a diversi ordinamenti convenzionali,
riguardanti la sicurezza marittima - portuale che fanno specificatamente
riferimento a controlli e verifiche delle rispondenze delle certificazioni
alle reali condizioni strutturali, attrezzistiche ed organizzative
di tutte le navi armate, in qualsiasi posizioni di esercizio si
trovino, in materia di sicurezza ed igiene di lavoro.
I compiti di controllo degli standard di sicurezza e la vigilanza
sull'applicazione della maggior parte delle convenzioni internazionali
prevista nel M.O.U (Memorandum of Undestanding - Parigi 1982) è
affidata oggi al P .S.C. che fa riferimento alla direttiva comunitaria
CEE 21, recepita in Italia dal Dlgvo 432/2000.
Tutte le convenzioni assegnano al Comandante, anche per il suo ruolo
di rappresentante armatore, la responsabilità preminente
per il sicuro esercizio della nave e ad esso è riconosciuta
1' autorità per adempiere ai compiti e responsabilità
attribuitegli.
Con la nave in porto, che svolge attività commerciali proprie
finalizzate allo scopo del suo esercizio, nell'autorità del
Comandante si identifica il ruolo della Committenza dei servizi
appaltati e pertanto ne assume il coordinamento, a bordo, per il
loro sicuro svolgimento.
Nonostante ciò, sui bordi di bandiere e registri diversi
durante le notluali e quotidiane valutazioni dei rischi che le imprese
sono tenute a verificare prima di operare, si continuano a rilevare
situazioni di pericolosità strutturali, attrezzistiche e
ambientali, che non sempre è possibile superare in collaborazione
con il Comando della nave per ripristinare le condizioni di sicurezza.
Crediamo che ad oggi i numerosi impianti normativi e legislativi
internazionali, comunitari e nazionali siano da ritenersi più
che sufficienti in materia di tutela dell'uomo e dell'ambiente;
viene spontaneo allora chiedersi il perchè delle tante carenze
che ancora si riscontrano sull ' esercizio del trasporto marittimo;
a parte la prevenzione degli abbordi in mare per ciò che
attiene alla navigazione, la valutazione dei rischi sui luoghi di
lavoro e specificatamente nelle stive e nei corridoi, nei garages,
in coperta, in quota e sui ripiani degli stivaggi e nell'impiego
di mezzi di sollevamento ed attrezzature di bordo si continuano
a registrare situazioni di pericolosità.
Il fatto che inadempienze così macroscopiche che si ripetono
sistematicamente nel campo della sicurezza marittima, possano essere
sfuggite casualmente alla vigilanza ed ai controlli è ormai
difficile crederci; gli articolati delle convenzioni, delle leggi
e le stesse procedure d'intervento sono abbastanza chiari e non
si prestano a dubbi o/a false interpretazioni.
Purtroppo dobbiamo prendere atto che mancano ancora in tanti porti
chiari riferimenti per interventi in arbitrato che, con competenza,
autorità e responsabilità svolgano uniformemente,
nella giusta posizione di autorità super-partes, gli indispensabili
compiti di vigilanza e controllo, utilizzando adeguatamente "la
prescrizione" come misura restrittiva e preventiva e non solo
repressiva.
Occorre entrare in un circuito di alta professionalizzazione, uniformemente
distribuito nella sfera della portualità internazionale,
in tema di quella sicurezza che privilegi la prevenzione e dove
non c'è posto per l'improvvisazione.
Nella maggior parte dei paesi dove la safety del lavoro e l'igiene
ambientale è culturalmente radicata, i servizi di vigilanza
e controllo preventivi vengono effettuati con rigore e professionalità
su tutte le navi, prescindendo dalla loro nazionalità; nella
portualità del bacino mediterraneo ed europea ancora esistono
difformità sostanziali d'interventi dei registri e delle
autorità competenti che interpretano le norme in maniera
diversa.
Il P.S.C. continuando nel suo pur lento e progressivo lavoro, ha
messo in allarme soprattutto quella parte di " armamento ombra"
che, in mancanza dei dovuti controlli costituisce serio pericolo
in mare ed in porto, basta ricordare che negli anni 2000 e 2001
centinaia di navi sono state detenute per motivi di sicurezza: quella
sicurezza ripetiamo che è conoscenza e professionalità,
è organizzazione ed osservanza delle regole, è adeguamento,
ma è soprattutto prevenzione che deve essere praticata e
ricercata da tutti coloro che organizzano, che operano e soprattutto
che controllano e che vigilano da qualsiasi posizione, in questa
particolare attività svolta in nome e per conto di diverse
bandiere.
Regolamento recante disciplina del collocamento
della gente di mare D.P.R.
18.04.2006 n° 231, G.U. 13.07.2006
(tratto da Altalex)
Emanate le nuove norme che disciplinano l'arruolamento dei lavoratori
marittimi appartenenti alla gente di mare disponibili a prestare
servizio a bordo di navi italiane per conto di un armatore o società
di armamento.
ll D.P.R. n. 231 del 18 aprile 200G ha lo scopo di razionalizzare
le procedure e di realizzare "servizi in funzione del miglioramento
dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro, anche mediante
l'impiego delle tecnologie informatiche".
In particolare il provvedimento chiarisce modalità
e procedure per il collocamento della gente di mare", introducendo
un sistema di monitoraggio volto a migliorare la conoscenza dei
fenomeni specifici del settore ed ad individuare specifiche politiche
mirate del lavoro ed istituendo: l'anagrafe nazionale della gente
di mare, nella quale sono registrati i dati dei lavoratori marittimi
in possesso dei requisiti previsti dalla legge per poter prestare
servizio di navigazione; la Borsa nazionale del lavoro marittimo.
Approvato il Regolamento per
la pesca nel Mediterraneo
(tratto da SFOP informa)
Il Consiglio dei Ministri della Pesca dell'Unione Europea, riunitosi
a Bruxelles il l 20 e 21 novembre scorso, ha approvato, per la prima
volta nella storia, un accordo per la pesca nel Mediterraneo, che
mira ad armonizzare l'attività dei pescatori operanti con!'esigenza
di garantire a lungo termine le risorse ittiche e la tutela dell'ecosistema.
Il risultato è stato raggiunto al termine di un difficile
negoziato durato tre anni, nel corso dei quali più di una
proposta (fra cui un compromesso messo a punto nel settembre 2005)
era stata respinta dall'Italia perché ritenuta troppo penalizzante
per gli operatori del settore. Questi i punti del Regolamento di
maggiore interesse.
Attività di pesca tradizionali. Le pesche tradizionali (ad
esempio quella del rossetto e del bianchetto) sono autorizzate fino
al 31 maggio 2010.
Pesca a strascico, distanza dalla costa. Viene confermata !a regola
generale di una distanza minima dalla costa par/a1.5 miglia. All’Italia
viene però concessa la possibilità di deroga automatica
- non sottoposta cioè ad autorizzazione della Commissione
UE - per pescare ad una distanza di 0,7 miglia marine, purché
ci sia una profondità di almeno 50 metri. Per la pesca a
strascico le regole in vigore -3 miglia dalia costa o 50 metri di
profondità - varranno fino alla fine del 2007 (in mancanza
di un accordo, dal 1° gennaio 2007 sarebbe scattato l’obbligo
del rispetto di una distanza minima dalla costa di 1,5 miglia, con
gravi problemi per chi opera nel Tirreno).
Sostituzione reti. Dal 1° luglio 2008 le reti da pesca dovranno
avere maglie della dimensione di 40 mm se quadrangolari e di 50
mm se romboidali. E’ previsto un contributo finanziario a
copertura dei costi che dovranno sostenere gli operatori.
Taglie minime di pescato. Rimane invariata la situazione per il
nasello (20 cm). Si introduce, fino a tutto il 2008, una flessibilità
del 15% per le catture dì dimensioni inferiori. Per la sardina
inoltre viene fissata una nuova taglia minima a 11 cm. Il Commissario
Joe Borg ha espresso la propria soddisfazione per l’accordo
raggiunto che, a suo avviso, è in grado di contemperare i
diversi interessi in gioco.
Positivo, ma anche improntato a realismo, il commento dei Ministro
delle politiche agricole alimentari e forestali Paolo De Castro
(nella foto in alto a sinistra): "Se un accordo non fosse stato
raggiunto, la Commissione Europea avrebbe accantonato la proposta
di riforma ed applicato le severe misure internazionali già
previste in passato, e che ora l'Italia ha potuto invece negoziane".
Regolamento d'attuazione del Codice del diporto
Di questi giorni la notizia che è in lavorazione finale del
"Regolamento d'attuazione del Codice del diporto", ultimo
strumento che mancava per la completa applicazione della Legge di
revisione della nautica da diporto (L 172/2003). La bozza del regolamento
dovrebbe essere ufficializzata a breve, per poter permettere di
operare nel settore senza subbi nell'attuazione del complesso normativo.
Gaeta:
nascita del polo per la selezione e formazione di personale nel
settore della sicurezza, della prevenzione e manipolazione di merci
Agro-alimentari nel comparto portuale di Gaeta.
Giovedì 8 febbraio, a Civitavecchia durante il Comitato Portuale,
è stato siglato un importante protocollo, emanazione di una
concertazione tra l’Autorità Portuale di Civitavecchia
Fiumicino e Gaeta, l’Interminal S.r.l., Terminal Operator
con sede in Gaeta, la Cooperativa Lavoratori del Golfo, con sede
in Gaeta, il Consorzio Autotrasportatori del Golfo di Gaeta, la
Interport S.r.l. , con sede in Formia, la FIT CISL, con sede in
Civitavecchia, e la FILT CGIL, con sede in Latina.
Le parti, in collaborazione con l’Autorità
Portuale, si impegnano a favorire la nascita di un polo che operi
per la permanente e ciclica selezione e formazione di personale
nel settore della sicurezza, della prevenzione e manipolazione di
merci Agro-alimentari nel comparto portuale di Gaeta.
Tra le principali finalità vi è
anche l’impegno ad individuare il personale necessario tra
le risorse già esistenti in loco attribuendo una preferenza,
a parità di profilo professionale richiesto, alle risorse
del territorio del golfo di Gaeta.
Per le attività previste si prevedono di impiegare in modo
diretto circa 100 unità operative, di cui 24 nelle operazioni
portuali; mentre da studi effettuati sullo scenario complessivo,
si prevede uno sviluppo dell’indotto di circa ulteriori 120
unità lavorative, impegnate nelle attività connesse
e collegate.
Una ricaduta occupazionale concreta e fattiva
a cui sono affiancate, mediante adeguati corsi di formazione specifici
per i prodotti alimentari, preparazioni del personale da avviare
al lavoro.
L’impianto sarà completamente a ciclo chiuso e, tecnologicamente,
tra i più innovativi mai realizzati, con una capacità
di ricezione elevatissima pari a circa 500 ton/h, una capacità
di stoccaggio pari a 25.000 ton. a temperatura controllata. La movimentazione
prevista a regime è pari a 150.000 ton/anno. Circa il 40%
del prodotto movimentato richiederà ulteriori fasi di packaging,
con oltre 15 tipologie di imballo diverse effettuate con impianti
tecnologicamente avanzati che opereranno su turni continui. Con
l’entrata a regime del progetto sarà necessario pertanto
un consistente utilizzo di manodopera diretta e indiretta altamente
specializzata per operare su tale prodotto alimentare nelle varie
fasi di imbarco, sbarco, movimentazione e stoccaggio, nonché
nella gestione del prodotto nelle consecutive fasi a temperatura
controllata, caricazione, trasporto e distribuzione in tutto il
centro-sud Italia, isole comprese.
Filo diretto con l’Associazione A.Ma.Re Gaeta.
Voglio porgere il mio più sentito ringraziamento
a nome dell’Associazione A.Ma.Re. – Gaeta ad Antonio
Giovanni Maria Simeone, Legato per l’Italia Meridionale e
Vicario dell’Accademia Collegio de’ Nobili. A voi e
a tutti coloro che in numerosi ci hanno scritto in questo periodo
manifestando la loro simpatia per la nostra attività, l’invito
di continuare a seguirci sul nostro prodotto editoriale e la disponibilità
a confrontarci su tematiche comuni per il bene di Gaeta e della
sua secolare tradizione storica e nautica.
Amichevolmente,
Nino Di Maggio
Gaeta, terra d’incontro interculturale
di Roberto Marinaccio
Il Mediterraneo è il testimone
oculare del dialogo e della guerra tra le culture millenarie che
lo circondano.
È lo specchio in cui si riflettono la bellezza dei popoli,
è la mensa dei popoli intorno a cui convivono, è il
focolare ancora acceso di nuove tipologie di “guerra”:
lo scontro culturale tra occidente e oriente che si intesse nella
dimensioni intellettuale, socio-economico e geo-politico.
Il Mediterraneo può diventare la nuova Babele oppure l’ombellico
del mondo, il centro nevralgico dello sviluppo di molti popoli e
punto fondamentale della cultura della pace, della convivenza civile;
il luogo dove la luce di una cultura aumenta progressivamente e
declinano le ombre. Tutto ciò non accade per caso, necessita
di un’intenzione matura di abbandonare la mentalità
crociati-saraceni per essere persone sociali, dialoganti capaci
di comunicare la propria bellezza valoriale senza ledere la dignità
altrui nel rispetto del diritto internazionale e della sovranità
delle nazioni.
Gaeta città del mare ha le potenzialità di proporsi
come porto, come terra d’incontro interculturale dei popoli
del Mediterraneo, basta avere il coraggio di investire sulle risorse
intellettuali economiche, ambientali esistenti e soprattutto sui
giovani pronti ad affrontare con entusiasmo questa impresa che rievoca
la storia passata con la volontà di farla rivivere.
La Tirrenia rilancia
Dopo la legge finanziaria finita con la proroga delle convenzioni
fino al 2012, Tirrenia in data 25 gennaio 2007 ha presentato ufficialmente
alle oo.ss. CGIL-Cisl-Uil il nuovo piano industriale. Il piano prevede
investimenti per 600.000.000 di euro reperiti dal mercato e con
l'approvazione dei Ministero del tesero. Ci saranno 1 5 navi nuove
e due navi trasformate (allungate). Per la società Caremar
verranno commissionate 4 navi nuove, 4 navi per la soc. Saremar,
2 per la soc. Siremar, 2 per la soc. Toremar, 3 per la soc. Tirrenia,
due navi in trasformazione (allungamento)
Soc. Tirrenia: 2 navi nuove andranno sulla linea Civitavecchia /Cagliari
che prevede il trasporto di 1500 passeggeri e 2500 metri lineari
di automezzi. Una nave nuova verrà collocata sulla linea
Brindisi Patrasso.Il gruppo Tirrenia entrerà anche nel libero
mercato,infatti l'Amministratore Delegato ha annunciato che molte
linee andranno "fiori convenzione-,per il personale non si
prevedono esuberi,ma addirittura nuove assunzione per circa 300
unità. Tutto il piano industriale dovrà essere presentato,a
breve,a Bruxelles,se ci sarà l'approvazione del Parlamento
europeo,entro giugno prossimo verrà riscritta la nuova convenzione
con lo Stato. Si prevede nel tempo una privatizzazione conn una
forte "Golden share" della Stato richiesta a gran voce
dalle oo.ss. confederali per evitare la distruzione della flotta
da parte dei privati e mantenere una Compagnia di bandiera.
Le oo.ss. si dichiarano abbastanza soddisfatte in merito al piano
industriale che contiene,per la prima volta sviluppo per il futuro,
e non dismissione di linee ai privati.
A giorni dovrebbe partire un confronto serrato con Tirrenia in merito
a tutte le problematiche del gnuppo.rucendo anche il costo del lavoro.
Le oo.ss. si impegneranno nella prossima finanziaria ad aumentare
le risorse inerenti le convenzioni infatti nella proroga avuta ci
sono solo 50.000.000 di euro contro i 200.000.000 euro degli anni
scorsi.
Vela; intervista a Luca Simeone
di Alessandra Aprile
(tratto da www.sportgaetano.it)
La collaboratrice di Sportgaetano,
Alessandra Aprile ha incontrato presso la Base Nautica “Flavio
Gioia” di Gaeta lo skipper Luca Simeone. Ne è venuta
fuori un’interessante intervista.
Luca, quando ha avuto inizio la tua passione
per la vela?
Forse dovevo ancora nascere…la mia passione è nata
quand’ero ancora piccolino, ricordo che mio padre è
sempre stato un appassionato di mare e di vela. All’età
di 8 anni, mi regalò una prima imbarcazione piccolissima,
con la quale, da autodidatta, iniziai le mie esperienze qui davanti
alla rada, nell’ambito di Gaeta. Da allora ebbi l’opportunità
di frequentare un scuola di vela che ancora oggi è tra le
più importanti in Italia, la scuola “Hannibal”
di Monfalcone, dove invece ho cominciato ad avvicinarmi con passione
all’agonismo, alle regate, il mio primo approccio verso la
vela è stato lì. Ho iniziato a partecipare alle prime
regate e da lì la passione è sempre rimasta.
Tante esperienze, tanti traguardi raggiunti, qual è stato
il più importante, il più significativo per Luca Simeone?
C’è stata una parentesi importante nella metà
degli anni ’80, quando prestavo servizio militare nel gruppo
di Marivela della Marina e in quei 18 mesi ebbi l’opportunità
di partecipare ad una manifestazione all’epoca molto importante
per la vela di altura, partecipai ad un Admiral Cup in Inghilterra,
con la barca timonata da Tommaso Chieffi, che ancora oggi è
uno dei professionisti più forti e più famosi ancora
in attività, e all’epoca io svolgevo il ruolo di rendista
su quella barca. Partecipammo anche a due campionati del mondo e
quella è stata per me una parentesi positiva e piacevole,
insieme al campionato italiano di quella categoria. Poi, dopo 10
anni, c’è stato il passaggio, l’incontro, con
la star. Voglio raccontare questo aneddoto, all’epoca ero
fresco di matrimonio e avevo trovato una vecchia star, poi acquistata
a Viareggio, quindi decisi di far coincidere il mio regalo di nozze
con l’acquisto della star, questo anche grazie alla tolleranza
di mia moglie. Da lì ho iniziato a fare le prime esperienze
in star, ho iniziato ad acquistare barche più performanti
e devo dire che la star ha rappresentato una tappa fondamentale
perché, al di là dei risultati che si possono raggiungere,
è una barca eccezionale, bellissima, che riesce a farti mantenere
viva la passione.
Per i non addetti ai lavori, precisiamo a cosa ci riferiamo parlando
di classe star…
La classe star è una classe olimpica, è considerata
la classe regina perché attira i velisti di maggiore esperienza
e maggiore prestigio nella categoria delle olimpiadi. Tutte le altri
classi delle olimpiadi sono 16, la maggiorparte delle quali comprende
imbarcazioni che richiedono doti atletiche molto sviluppate e richiedono
anche un’età particolarmente proporzionata. La star
riesce a coniugare prestanza fisica ad esperienza e capacità
marinara ed è per questo motivo che è, ancora oggi,
la classe che richiama il maggior numero di velisti e professionisti.
Abbiamo vissuto “in diretta” l’esperienza di Paul
Cayard del 2004, il quale decise di fermarsi con la Coppa America
e dedicare un anno della sua vita alla classe star. Io sono tornato
da poco da Miami, dove ho partecipato alla Rolex Regatta ed anche
a Miami c’era una partecipazione dei velisti della classe
da brivido. Questo è uno degli aspetti più belli di
questa classe, chiunque si cimenta nelle star ha l’opportunità
a qualsiasi livello di confrontarsi con i mostri sacri della vela.
La città di Gaeta, grazie alle strutture presenti sul territorio,
al tuo impegno in prima persona e, soprattutto, alle sue condizioni
climatiche, ospita da tempo varie manifestazioni veliche, anche
a livello internazionale. Quali saranno i prossimi appuntamenti
che ospiteremo nel nostro golfo?
Quest’ anno c’è un panorama estremamente ricco,
perché ospiteremo regate di levatura nazionale. Inizieremo
ad aprile, con una regata nazionale per la classe star e sarà
la prima del 2007; i primi di maggio, ci sarà il classico
appuntamento con le vele d’altura, con il Trofeo Punta Stendardo,
quest’anno arrivato alla XII edizione; avremo, a giugno, una
regata nazionale di una classe emergente molto competitiva, che
richiama velisti di ottimo livello sul piano nazionale e sarà
abbinata al campionato italiano dell’Avior B22, una nuova
imbarcazione, nuova classe, che sta emergendo e sarà lieta
di disputare questo tipo di gara. A luglio, il raduno di vele d’epoca
a Gaeta medievale e, ad agosto, il campionato italiano Snipe, che
è una barca che viene definita la “piccola star”,
per due persone, con linea molto simile alla star, appuntamento
molto interessante che ci sarà nell’ultima settimana
di agosto, speriamo in condizioni particolarmente adatte. Mi auguro
che tutto il programma menzionato possa richiamare l’attenzione
di tutti, appassionati e non, sperando possa essere di stimolo per
avvicinarsi a questo meraviglioso sport. |